Venerdi, 28 febbraio 2020

Fatti scarsamente pubblicizzati e misfatti in auge

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Raccontare fatti realmente accaduti nella regione lucana, impregnati di corruzione e di protagonisti falsi moralisti o ancor più di indegni difensori della legalità o ancor più da loschi personaggi che millantano la loro onestà intellettuale, si corre il rischio di subire spiacevoli conseguenze. Finora, all'atto pratico, le situazioni descritte con dovizia di particolari, con idonea e certa documentazione dei fatti prevalgono, in verità, in maniera preponderante rispetto a illogiche interpretazioni, piuttosto dubbie, se non addirittura evanescenti, che hanno posto un leggerissimo velo su quanto è stato descritto in più occasioni, nel tentativo di fare chiarezza sul malcostume imperante in ampi settori della vita pubblica lucana.  Atti giudiziari hanno illustrato oramai numerosi casi in cui certi presunti seri professionisti o rappresentanti cosiddetti politici hanno dato il loro meglio in tal senso con l'evidente conferma dell'esistenza del mal comportamento, del profitto ai danni del pubblico interesse, di una disonestà latente supportata da una certa prepotenza coadiuvata, a sua volta, da preoccupanti connivenze nei diversi settori istituzionali. La pubblicità di tali atti, però, non emerge! Probabilmente proprio per continuare a tutelare questi personaggi  con invereconde protezioni. Sarebbe estremamente facile definire questo stato di cose e il perché del verificarsi di simili situazioni. Definizioni che non lasciano alcuno spazio alla fantasia, ma alla dura realtà. Una realtà spiacevole per la società lucana che continua a vivere nell'assoluta ingenuità di trovarsi in una regione tranquilla, senza grossi problemi, dove tutto fila liscio, non succedono fatti eclatanti e dove, in fin dei conti, meglio non immischiarsi in certe logiche sconcertanti. Meglio lasciare che immeritevoli politicanti e scaltri professionisti continuino a coltivare i  loro immorali disegni. Meglio, addirittura, continuare a dare loro fiducia, agevolando così la loro scalata verso il potere e verso posizioni di rilievo nell'ambito sociale. Capita così che professionisti niente affatto professionali  possono continuare a vivacchiare sulla loro millantata capacità professionale e personaggi politici possano continuare a coltivare la loro ipocrita capacità politica per assumere incarichi piuttosto ragguardevoli al cospetto della società civile. Verità processuali che non vengono pubblicizzate anche con la complicità di certi organi d'informazione locale, piuttosto solerti a dedicare la notizia a tutta pagina a chi osa opporsi a questo infame sistema in  quelle rare occasioni in cui, invece, pur ricorrendo a fantasiose motivazioni, le decisioni risultano stranamente a favore dei cosiddetti potenti di turno. E anche qui le scuse di qualche editore non reggono quando pretendono di essere informati anche negli altri casi (quelli cioè sfavorevoli ai cosiddetti potenti di turno). Buoni cronisti avrebbero il dovere di rendersi edotti di situazioni sia a favore che a sfavore, per dare equità di comportamento e di corretta informazione. Ma anche in questo caso basta ben poco per comprendere il perché. E' meglio coltivare un certo servilismo, tenersi ingraziati scaltri professionisti e ipocriti politicanti, piuttosto che rendersi conto di provocare un enorme danno a discapito della libera informazione, della verità e della propria onestà intellettuale.   

 

 


26 agosto 2014 14:57

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