Venerdi, 20 settembre 2019

Giornalisti liberi: la libertà e l'informazione

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L'informazione è tale se è obiettiva; è impossibile essere obiettivi in
maniera assoluta ma, per avvicinarvisi, è necessario essere liberi.
Per questa ragione se un giornalista è sul libro paga di qualcuno gode
di un livello di credibilità parziale. Quasi tutti quelli che sono sul
libro paga di qualcuno cercano di ammantarsi della più perfetta
libertà ed indipendenza proprio per essere credibili. Intere testate
scrivono sul proprio giornale la parola indipendente (anche se
indipendenti non lo sono affatto essendo controllate da un potentato
economico) proprio per rastrellare lettori che altrimenti non
avrebbero.
Nonostante tutto questo, da un po' di tempo e dopo decenni di quiete e
convivenza pacifica tra "liberi" e "stipendiati", questi ultimi
cercano di distinguere tra le due categorie a danno dei primi cercando
di statuire la estromissione dei "liberi" dall'Ordine. La stessa
ammissione all'Ordine è possibile solo se sei pagato da qualcuno,
impedendo così la stessa esistenza di media certamente liberi. In
sostanza -per costoro- se non sei al soldo di qualcuno non puoi fare
informazione se non con i mezzi "fai da te" offerti miracolosamente
dalla tecnologia moderna.
Inoltre la filosofia ed impostazione liberale data dai Trattati alla
stessa Unione Europea, ha portato a cercare la sempre maggiore e
perfetta concorrenza tra attori della nostra economia. L'idea di
consentire a qualcuno di lavorare ed escludere altri è stata messa
definitivamente fuori legge dalla Comunità proprio per favorire la
massimizzazione della efficienza dell'intero sistema economico. Così
camionisti bulgari o lituani fanno concorrenza ai loro colleghi
francesi mentre dentisti cechi o polacchi cercano nuovi clienti con
tariffe low cost in ogni parte d'Europa. Anche i farmacisti si sono
dovuti arrendere alla nascita di parafarmacie inventate proprio per
cercare di ridurre i prezzi di almeno qualche medicina. I giornalisti
stipendiati invece no; rimangono avvinghiati al passato per difendere
i loro compensi con i quali i nostri media si assicurano la loro
opera.
Da questa distinzione tra "liberi" e stipendiati ne escono falsate la
concorrenza sul piano economico, la libera informazione su quello
culturale, il rispetto degli ideali e della politica comunitari e lo
stesso funzionamento del sistema democratico già fortemente
danneggiato da centomila altre emergenze.
Infine se qualche giornalista o pubblicista perde il posto per gli
effetti della crisi che stiamo vivendo (e ce ne sono tanti) e non lo
ritrova subito, perde anche per il futuro la possibilità di lavorare
perché appunto radiato dall'Ordine.
In periodi di assurdità di ogni tipo questo paradosso passa quasi
inosservato; ma è di fondamentale importanza: dopo che la
rappresentanza politica è stata azzoppata dalla mancanza di
preferenze, che la prepotenza della grande impresa e delle lobby in
genere ha occupato ogni spazio, che la dittatura della Pubblica
Amministrazione si è fatta palese e perfetta,... se anche l'informazione
libera cade nelle mani dei Poteri Forti lo scenario sarà completato.
Serve fermare questo progetto nell'interesse di tutti. Senza questo
minimo segnale i tempi già bui che viviamo saranno ancora peggiori; e
ancora peggiori delle dittature demenziali che ci hanno governato nel
secolo appena concluso.
Antonio Peragine
direttore@corrieredipugliaelucania.it
www.corrieredipugliaelucania.it

Redazione on line
31 maggio 2014 10:16