Martedi, 28 gennaio 2020

Dissesto economico per l'Unibas

Una sentenza attesa da circa venti anni

2013-07-06 pag.1 Unibas

L'Università della Basilicata è a rischio dissesto economico. Non, com'è spontaneo immaginare, per cattiva gestione o per consistente mancanza di fondi. Ma in seguito al risarcimento, agli ormai ex proprietari dei terreni sui quali è stato costruito il polo di Macchia Romana a Potenza, ordinato dal Tribunale del capoluogo. La cifra totale per gli oltre venti risarcimenti richiesti per circa 200 mila metri quadrati, sui circa 275 mila occupati, si aggirerebbe intorno ai 28 milioni di euro. Ammontare che metterebbe in ginocchio qualunque azienda o ente. Dopo un balletto di competenze fra la Corte di Appello di Potenza e di Roma, le prime quattro sentenze del Got (Giudice Onorario) al quale il tribunale potentino ha affidato il contenzioso, sono di marzo scorso. Soltanto in una è previsto che l'Unibas risarcisca di 6 milioni e 172 mila euro l'ex proprietario di un'area di 42.125 mq. Un affare, se si considera che il valore stato stimato nel 1991, quando c'è stato l'esproprio, era di circa 2 milioni e mezzo. Con rivalutazione, interessi e danni vari, la cifra stabilita dai periti del tribunale è quasi triplicata. La «fortuna» dei proprietari e la sfortuna dell'Unibas nascono, come tante altre volte è capitato a Potenza, da una procedura di esproprio che il Giudice ha dichiarata scorretta. Infatti, si legge in una delle sentenze che probabilmente faranno da apripista per altre cause dello stesso contenzioso, che il Consorzio Basilicata 4, attualmente in liquidazione, composto da tre ditte: Tolla Michele S.r.l. De Vivo S.p.a e la Elettrogeal S.r.l. esecutrice dei lavori e dell'esproprio d'urgenza disposto dal prefetto di Potenza a gennaio del 1991, aveva eseguito l'atto in modo non corretto. È stato il Tribunale Amministrativo Regionale, invocato dai proprietari, ad aver sospeso l'esecuzione dei lavori. Atto confermato dal Consiglio di Stato. In seguito, un nuovo atto di esproprio è stato considerato dal Tar «senza titolo». Sentenza, anche questa, confermata dal Consiglio di Stato. I proprietari dei terreni hanno quindi portato in giudizio sia L'università sia il Consorzio esecutore. Ma intanto i suoli sono stati occupati e i lavori, con una sorta di mano forte, sono iniziati fino alla loro conclusione. Da lì il Tribunale ha fatto partire la valutazione del danno. I tempi della giustizia sono noti e la sentenza c'è stata dopo circa 20 anni. L'università ha proposto appello per le sentenze. Intanto, si potrebbe aprire il contenzioso fra l'Unibas e il consorzio Basilicata 4, attualmente in liquidazione. Infatti, il Giudice spiega nella sentenza, che, pur se è l'Unibas a dover essere chiamata a risarcire in solido in quanto mandataria, è il Consorzio esecutore che non ha accertato, come suo dovere, che la procedura che ha eseguito fosse corretta. L'atto mancante: il parere geologico. Senza il quale nè l'esproprio nè i lavori avrebbero potuto avere inizio. In una delle sentenze si legge che: «il consorzio si è attivato solo per procedere all'occupazione (...) e all'esecuzione dell'appalto a costruire» Quindi, senza preoccuparsi di dare seguito alle prescrizioni dei Giudici amministrativi, cioè di dotarsi del parere geologico. Si può intuire che il Giudice abbia valutato che: il Consorzio pur di eseguire il cospicuo appalto abbia messo in secondo piano il rispetto delle procedure. Anche da questa ennesima storia di «malesproprio» si può immaginare che se si riceve una cartolina di esproprio a Potenza, si possono fare salti di gioia e considerarlo come un ottimo investimento. Sono decine i milioni che sono stati risarciti per procedure errate. C'è chi sostiene che una delle principali cause dell'attuale condizione economica che attraversa Potenza sia derivata dai risarcimenti per aree maldestramente espropriate. E intanto, com'è naturale, la situazione dell'Unibas crea incertezze per il futuro anche al suo interno. Fra gli addetti ai lavori c'è anche chi, maggiormente deluso, si augura il suo trasferimento in altre sedi. Poi c'è un altro risvolto più tecnico-amministrativo. Ci sono commenti autorevoli che criticano l'affidamento di cause di tale importanza a Giudici non togati. Infatti, dicono molti avvocati, fra questi Enzo Sarli, Presidente dell'ordine di Potenza, che aveva già sollevato il tema pur non entrando nel merito delle sentenze, che l'utilizzo troppo frequente dei Giudici Onorari, non garantisce lo stesso standard rispetto ai Giudici togati.


10 luglio 2013 20:25