Martedi, 28 gennaio 2020

“Ciocchéggiusto”: Molestie

Erano giorni che Ciocchéggiusto, noto avvocato del Foro di Napoli, non sembrava più lo stesso. Sguardo basso e poca voglia di parlare e, incredibile a credersi, di sparlare. Tanto prolungata ed insolita la tensione umorale che persino i più stretti confidenti ne fecero oggetto di segreti conciliaboli. Sarà per quel processo in Toscana, diceva l'uno. Ma no, cosa c'entra la Toscana, semmai è preoccupato per la vicenda del suo ex amico sostituto a Bari, costretto al pensionamento per l'approssimarsi dei provvedimenti disciplinari ormai inevitabili, rispondeva l'altro meglio informato. Non sapete proprio nulla, rivelava un giudice che di favori a Ciocchéggiusto ne aveva fatto più d'uno: è la disciplinare del prossimo giugno, quella a carico del sostituto procuratore di Napoli, a rendergli difficile il sonno. Come al solito, sbagliavano tutti e la cosa risultò chiara non appena Ciocchéggiusto arrivò al bar del Tribunale in una radiosa mattina di primavera. Erano anni che non offriva un caffè, forse non l'aveva mai fatto per via delle tagliole affilatissime che, si diceva, albergassero nelle sue tasche. Ma quella mattina si sbilanciò: "Carissimo Ninì", disse a voce altissima rivolgendosi al Procuratore Capo che aveva scorto ad almeno 15 metri di distanza. "Carissimo Ninì, un caffè"? Ninì, al secolo Michele Vertignani magistrato timido ed introverso, per poco non svenne. Mai nessuno l'aveva chiamato con tono così confidenziale, tantomeno in Tribunale e ancor meno un avvocato. Ma Ciocchéggiusto era partito e non ci fu verso di sfuggirgli. "Carissimo Ninì, riprese, questa città è diventata invivibile. L'invidia sociale, io non credevo fino a quale punto, l'invidia sociale è arrivata ad un livello insopportabile. Lo dicevo anche al segretario del presidente del Tribunale di Firenze che ho avuto il piacere di conoscere al convegno annuale del circolo universitario. 'Na bravissima persona, ma veramente brava. Che, pergiunta ha sposato una lontana cugina di mia sorella che ha abitato nello stesso quartiere dove c'ho lo studio. È proprio per questa maledetta invidia che ho dovuto subire una molestia antipatica, ma veramente antipatica. Mentre passeggiavo con un amico, un caro amico che portava a passeggio il cane della figlia, alcuni personaggi noti si sono avvicinati mentre un fotografo da cinquanta metri mi riprendeva con la cinepresa. È proprio sicuro che l'intento era quello di molestarmi per poter dire, un giorno, che sono amico di quelli che portano a passeggio i cani. Cosa che assolutamente non corrisponde al mio carattere. Mai, dico mai, sono stato amico dei cani e nemmeno dei gatti. Ma ho fatto querela, eh sì! Ho fatto querela per queste insopportabili molestie, carissimo Ninì". Il barista, gli avvocati, i commessi, "Ninì" e perfino il caffè fumante sembrarono fermarsi in un tempo sospeso. Ciocchéggiusto appariva loro come un fantasma o un marziano fuori dal tempo. Nessuno osò proferire parola e "Ninì" si allontanò, quasi barcollando.

(Continua)     Mattia Solveri

 

Redazione on line
24 maggio 2013 16:49