Martedi, 21 gennaio 2020

“Ciocchéggiusto”Nonno"

L'arrivo di quella nipotina, almeno per qualche giorno, aveva riportato l'avvocato Ciocchéggiusto ad una dimensione più umana. Una punta di malinconia aveva preso a farsi breccia tra gli strati di bugie, maldicenze, cattiverie sotto cui viveva sepolto quel fanciullo sensibile e solo che un tempo era stato. Come allora, si guardava intorno cercando di immedesimarsi nelle vite degli altri. Amici ma anche semplici conoscenti di cui invidiava gli affetti più personali spesso, per non dire sempre, avulsi dalla condizione sociale e dal rango della famiglia d'origine. Quelle vite che si erano, poi, snodate nel tempo e di cui solo raramente prendeva coscienza per paragone diretto con la propria. Gioie e dolori, fortune e rovesci che si alternavano un po' per tutti segnando la storia della comunità locale di cui la prodigiosa memoria che lo accompagnava serbava tutti i capitoli. No, la malinconia che accompagnava tutti i suoi pensieri e che lui poteva solo dissimulare solamente attraverso le bagattelle che continuamente metteva in piedi, adesso emergeva con matematica rilevanza.

Cosa avrebbe detto di lui quel fagottino vestito di verde e rosa che gli tendeva la braccine delicate e lo afferrava per le orecchie per avvicinarlo e mordergli il nasone rubicondo? Cosa e da chi avrebbe saputo un giorno di lui e delle sue attività? Mentre camminava assorto in questi pensieri, Ciocchéggiusto vide il fotografo che gli sembrò lo stesse riprendendo. Cosa ci faceva un fotografo davanti alla sua abitazione? La nipotina scomparve portandosi dietro la malinconia e lui tornò quello di sempre. "Uè, uagliò!", fece al giovane, "chi ti ha autorizzato e fotografarmi mentre cammino per la strada pubblica"? E, senza attendere risposta, incalzò: "Guarda nu' poco, se un professionista appena rientrato da una testimonianza delicatissima, dopo tre ore di viaggio si deve traovare 'stè sorprese sotto alla casa".

Inserendosi nella pausa di respirazione, il "giovanotto" chiarì: "Dottò, ma chi vi pensa, ma chi siete, ma chi vi credete di essere"! Quello a respirare ci mise un tempo breve e riprese con determinazione: "Io ti conosco, tu sei il figlio di Mariolina la marchesa, che non era nobile ma si atteggiava. Tua madre era una bella donna, ma una bellissima donna che sposò un amico di mio cugino e che ebbe la sventura di commettere qualche leggerezza. Mò tu puoi chiedere a loro chi è l'avvocato Ciocchéggiusto, figlio e padre di avvocato. La tua fortuna è che oggi sono troppo contento della mia nipotina e non tengo tempo per te. Sinnò oggi finiva male". Terminata la frase e l'invettiva, più per strapparsi di dosso quel senso di solitudine e fallimento che lo stava avvolgendo che per una qualche ragione oggettiva, Ciocchéggiusto proseguì a passi cadenzati, lasciano il fotografo che continuava a fotografare una sposa nell'atto di lasciare la casa paterna per recarsi in chiesa con tutto il codazzo di amici e parenti.

(Continua)  Mattìa Solveri

Redazione on line
26 aprile 2013 15:31