Martedi, 21 gennaio 2020

Condannato!

Col capo ciondolante, piegato quasi a toccare la spalla sinistra, l'avvocato Ciocchéggiusto percorreva il corridoio della Procura di Salerno preceduto solo dalla fida segretaria. Doveva ritirare una sentenza di proscioglimento. Una banalità, si direbbe a vedere la cosa dall'esterno, ma probabilmente niente di tutto questo se si era scomodato di persona venendo dalla sua Napoli. In effetti era questione assai delicata. Incrociò un magistrato sua vecchia conoscenza e, preso quasi da terrore, affrettò il passo abbassando lo sguardo e atteggiando la mano sinistra al gesto "delle corna". Incontrare quello iettatore proprio nel giorno in cui ritirava la sentenza che lo rinviava a giudizio per calunnia era per lui peggio che finire sotto un tram. Lo iettatore togato lo riconobbe e lo salutò parandoglisi innanzi e, praticamente, bloccandolo. Ciocchéggiusto rispose al buongiorno e probabilmente pensò di dire "buona giornata - presidente" ma quello che gli uscì di bocca era un suono gutturale molto più simile al grugnito di un maiale che non al prodotto di corde vocali umane. Alzò la testa e ripetè, sforzandosi di essere più chiaro: "buona giornata a voi, presidente. Come va la sciatica della vostra cuggina Annalaura? Sono anni, anni e anni che non ho notizie di lei che pure da giovane veniva spesso a Napoli dove c'aveva la maestra di musica che abitava nel palazzo di mio zio il ferroviere, ciocchéggiusto". Partivano così, tutte d'un fiato e potevano durare anche diversi minuti le incidentali su parenti, amici, conoscenti e passanti chiamati in causa per non si sa quale vezzo del destino che s'impadroniva di Ciocchéggiusto durante le conversazioni. Ma il presidente Migliaccio, quel giorno, voleva godersi l'incontro fino in fondo. Troppe volte, Ciocchéggiusto l'aveva ingiuriato per quel pettegolezzo della iattura che avrebbe cagionato a chi lo incrociasse. Troppe volte aveva visto quell'odioso gesto delle corna ribadito e confermato dallo sventolìo della mano "a bandiera", sicché tutti i presenti potessero notarlo e riderne, e ridere di lui che non avrebbe mai fatto male ad una mosca. Era timido, introverso, mansueto ed aveva ingoiato tormentandosi le mani e mordendosi le labbra fino al sangue. Ma era giunto il giorno e, con voce tenorile, esclamò: "Avvocà! Com'è che vi hanno condannato per calunnia? Quando lo dicevano in giro non ci avevo creduto ma poi la figlia del fratello di mio zio, che poi sarebbe mia sorella, ciocchéggiusto, m'ha portato la sentenza. Che capolavoro"! Quella inusuale sfrontatezza, addirittura l'uso sfottente dell'intercalare "ciocchéggiusto", il gioco delle parentele inutilmente dilatate, lasciaro Ciocchéggiusto senza parole. Quella sentenza che si accingeva a ritirare e leggere, sarebbe stata la sua fine. (continua)  Mattìa Solveri

Redazione on line
11 aprile 2013 16:44