Martedi, 28 gennaio 2020

Ciocchéggiusto”: “Dillo ebbasta!”

"E lo devi dire. Lo devi dire ebbasta! Io conosco la tua famiglia da quando tu ancora dovevi nascere, ha sempre avuto grande rispetto, ma un grandissimo rispetto, ciocchéggiusto. Quello, tuo nonno, era stato autista di un grande magistrato che veniva spesso a casa, a trovare mio nonno prima e mio padre poi. Io lo ricordo perfettamente anche perché ho letto molte sentenze, ma moltissime sentenze. Adesso quei magistrati sono scomparsi. Non studiano e non si aggiornano, è una situazione impossibile. Non si capisce dove andremo a finire. Ma tu lo devi dire, proprio le parole che ti ho detto. È chiaro o no? Ciocchéggiusto! Che tuo padre me lo ricordo ancora quando andava dal barbiere nella piazza. C'aveva 'na bicicletta mezza scassata e correva come un pazzo. Alla scuola per un anno andò nella stessa sezione di mia cugina, quella che poi ha sposato un grande avvocato di Roma, mio grandissimo amico che mi vuole un bene dell'anima. Mi rimprovera sempre che non lo vado a trovare, ecché ci posso fare, qui le cause ora vanno e ora vengono. Ciocchéggiusto! Ma poi lo devi dire ebbasta! Va', va' e salutami tuo papà". L'infermiera uscì un po' frastornata. Ciocchéggiusto faceva sempre così. Non gli importava chi fosse l'interlocutore e nemmeno quale fosse il motivo dell'interlocuzione. Avrebbe dovuto mentire in udienza, raccontare che era solita manipolare le cartelle cliniche. Che lo facevano sia lei che le altre infermiere dell'ospedale partenopeo. Che lo facevano di "routine". Aveva tentato di ribattere, di opporre un qualche argomento per giustificare un rifiuto, ma Cioccheggiusto non glielo aveva consentito. Cominciava quella trafila infinita di parentele, fatti degli ultimi 70-80 anni, superlativi, dispregiativi, vezzeggiativi e insignificanti rappresentazioni di stima e non le faceva capire più niente. Era anche riuscita a dire un "no" secco, solo una volta, ma ne aveva ricavato una tale dose di minacce e prospettazioni terribili che si era pentita amaramente di averci provato. Ciocchéggiusto gli aveva spiegato, meglio dire "gridato", che il lavoro lo poteva anche perdere; che  il sistema è fatto da tanta brava gente a lui amica; che l'irreparabile era già successo e che i morti non si possono riportare in vita; che quel paziente era già anziano e che sarebbe venuto meno comunque; che quei parenti petulanti non chiedevano giustizia ma vendetta e, soprattutto, soldi. Argomenti proposti con veemenza, alternando toni minacciosi a blandizie sdolcinate che "la sventurata" non ebbe la forza di rintuzzare oltre. Mentre si allontanava dallo studio decadente dell'avvocato Ciocchéggiusto, mille pensieri le turbinavano per la mente precipitandola in una sorta di oblìo della coscienza. Sì, l'avrebbe detto. Quell'infame verità l'avrebbe giurata. Tanto nulla le poteva accadere, tanto le coperture erano ad altissimo livello, tanto i morti erano morti e niente li avrebbe riportati in vita, tanto... ciocchéggiusto.  (Continua)                                                            Mattìa Solveri

Redazione on line
02 aprile 2013 10:57