Martedi, 28 gennaio 2020

Ciocchegiusto: ...Avvucat...

Gin' o' Scfaccimm' era in carcere da due mesi e i pasticci strategici dell'avvocato Ciocchéggiusto non promettevano niente di buono. Se ne rendeva conto ma non riusciva a venirne a capo. Cosa fare? Cambiare avvocato, poteva essere una soluzione. Ma Ciocchéggiusto conosceva troppe situazioni particolari per pensare che lo avrebbe lasciato andare senza vendette terribili. Raccontare quello che sapeva, lui che era stato per almeno un decennio al centro di appalti, lavori e ogni sorta di attività delicatissime che coinvolgevano politici, magistrati, avvocati e notai. Ma anche questa strada sembrava impercorribile. Qui c'era da temere persino per la propria vita e, Gin' o' Scfaccimm', temeva, eccome se temeva. Sarebbe uscito, prima o poi, ma cosa avrebbe trovato delle sue attività e, soprattutto, dei suoi rapporti? Era tutto assorto in questi pensieri quando gli annunciarono che in parlatorio era arrivato il suo avvocato. Prese un giubbotto e seguì la guardia nel consueto dedalo di corridoi, porte e inferriate. Non attendeva quella visita ma aveva già in mente cosa avrebbe detto, infatti parlò subito e per primo: "avvucà... avvucà... io non vi dovevo credere più e non vi devo credere mai". Ciocchéggiusto ebbe un sussulto ma si riprese quasi subito: "eh, lo so, lo so che è una brutta cosa, una brutta situazione, ciocchéggiusto. Ma cosa ci vuoi fare se quello, il Gip non lo sa nemmeno dove sta di casa il codice! A norma di codice, da mò che dovevi essere uscito. Ma quelli, i magistrati, sono di un'ignoranza abissale...". "Avvucà", riprese con decisione Gin' o' Scfaccimm', avvucà, voi mi dovete sentire e non dovete parlare. Io fra una settimana parlo e racconto tutto, compreso a voi, ai fatti vostri e a quelli del presidente, dell'ingegnere, del sindaco e del giudice che sapete. Racconto tutto e po' vdimm"! Ciocchéggiusto non provò a replicare, si limitò a far osservare che proprio tutte quelle persone che aveva nominato erano quelle che si stavano adoperando per metterlo fuori dal carcere consentendogli di riprendere una vita pressoché normale. Ma che doveva pazientare, almeno altri 15 giorni. Ma Gino non era nella condizione di ragionare e nemmeno in quella di ascoltare con indifferenza le balle di Ciocchéggiusto. Tanto che lo prese per il bavero e lo tirò verso di sé: "Avvucà, mò bast, mò vi sfasc'". Arrivò l'agente che con un gesto rapido liberò l'avvocato e si frappose fra lui e Gino. Ciocchéggiusto intervenne e chiarì che non si era trattato di null'altro se non della manifestazione dell'intolleranza al regime detentivo da parte di un suo assistito. Curando di non incrociare lo sguardo di Gino nemmeno per una frazione di secondo, si diresse verso l'uscita gridando a gran voce: "questo lo devono far uscire, questo impazzisce, questi magistrati sono degli incompetenti". E, appena fuori, si mise al telefono!(Continua)    Mattìa Solveri

Redazione on line
27 febbraio 2013 12:52