Venerdi, 28 febbraio 2020

Votate Filippo Bibbibo: perché Bubbico sono tre

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Il "Governatore rosso", il "Generale Bubbico", l'uomo del "Baco da seta" o, più semplicemente, Filippo Bibbibo. Vent'anni di folgorante carriera politica che diventeranno 25 nonostante tutto e tutti, perché in Basilicata il PD ed il rinnovamento sono agli antipodi del pianeta politico.

Il primo salto di qualità, Filippo Bubbico lo fece usando un trampolino eccezionale: il Consorzio Seta Italia, dove per un errore di un qualche oscuro operatore della Camera di Commercio di Napoli, lo chiamavano Filippo Bibbibo. Alcuni miliardi di lire italiane, via Bruxelles, per coltivare gelsi, allevare bachi da seta e produrre il prezioso e nobile filato. Nemmeno una bava, ma soldi intascati quelli sì e tanti. Persino sulle progettazioni agronomiche! Lì, Filippo si faceva stornare il 75%. A fine anno, un suo emissario passava dall'agronomo e riscuoteva: "quanto hai incassato quest'anno? A noi tocca il 75%". E l'agronomo pagava. Tutto regolarmente fatturato. Quando chiesero all'agronomo perché non avesse chiesto di dividere almeno 50 e 50, rispose che le parti erano uguali: "Perchè Bubbico sono tre"! Infatti i soci dello studio Bubbico, all'epoca erano tre. Quel trampolino, proiettò Bibbibo al governo della Regione e verso epiche gesta (politiche):

  • - Subito in prima linea per concedere l'autorizzazione della costruzione del Villaggio Marinagri nella Foce del fiume Agri (avrebbe portato alcune centinaia di posti di lavoro, dicevano), unico caso conosciuto in Italia in cui si realizza un intero villaggio nella foce di un fiume;
  • - Firma degli accordi per l'emunzione del petrolio dai giacimenti lucani con le royalties più basse al mondo;
  • - Grande battaglia contro il deposito nazionale di scorie a Scanzano Jonico, salvo scoprire che il Consiglio dei Ministri lo sapeva informato e consenziente salvo un'opposizione di facciata.

Ed eccolo pronto per il parlamento: sottosegretario col governo Prodi alle attività produttive. Anche qui, nel pur breve mandato, ebbe a non sfigurare:

  • - Favorì l'acquisto del pastificio Cerere da parte dell'imprenditore Tandoi, ignorando le istanze dei soci fondatori che avrebbero mantenuto in Lucania la proprietà e la specificità di quella innovativa azienda. L'operazione costerà a Tandoi la condanna penale in primo grado per malversazione e la revoca dei 6 milioni di euro di contributi pubblici. Bibbibo sapeva, aveva ricevuto documentazione scritta probatoria ma aveva preferito l'imprenditore coratino che oggi sembra intenzionato a mollare tutto;
  • - Ignorò, il sottosegretario, lo svuotamento dello stabilimento Barilla di Matera allorché un gruppo di russi con il visto turistico, soggiornarono nel pastificio dismesso alcune settimane e, per passare il tempo fra una visita ad un museo ed il consueto giro per i Sassi, smontarono le trafile finanziate con i fondi del terremoto del 1980 e le spedirono sul Mar Nero alla Kubanskaja Makkaronnaja Fabrika di Krasnodar. Per la verità, più che ignorare qualcosa fece. Mentre i russi erano stati fermati dalla Questura di Matera, arrivò con l'auto blu e, dopo qualche minuto, i turisti uscirono e tornarono alle loro amene attività vacanziere.

Adesso ce lo ripresentano e, ne siamo certi, gli stomaci pelosi di qualche migliaio di lucani lo riporteranno in parlamento e magari finirà pure al governo. Che capolavoro!

 

 

Redazione on line
01 febbraio 2013 13:04

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