Martedi, 11 dicembre 2018

La repubblica dei Piani Sottani

L'epopea di Michele Mulieri tra ricordo e futuro

2013-01-05 pag.4 mulieri

Per conoscere e comprendere l'intima essenza della "lucanità" (quale è e quale dovrebbe essere), andrebbe raccontata ai più giovani, forse prima fra tutte, l'eccezionale avventura di Michele Mulieri. "...io in persona mi nego a tutte le chiamate e mi dichiaro Repubblica assoluto avventuriero grande invalido Mulieri" (sic)

Michele Mulieri è un emigrante lucano nato nel 1904, che ritorna alla sua natìa Grassano dopo la fine della guerra. Quello di Michele, però, non è il ritorno dell'emigrante ricco, il ritorno dell'"Americano"; Michele, che ha fatto il soldato in Africa e il falegname a Roma, è uno di quelli che ritorna sconfitto: scosso nel fisico e nell'anima, e con le gambe fracassate. Il tutto, con una numerosa famiglia da mantenere. Torna a casa trascinando il peso di una montagna di problemi su due goffe malferme stampelle, e si mette a cercare subito di che vivere. La pietosa burocrazia paesana gli propone di rubare uno stipendio pubblico, fingendosi guardia campestre; una concezione dell'economia pubblica che ancora oggi gode ottima salute. Michele, invece, è una persona perbene, che non sa rubare e che si vergogna di elemosinare il pane dei suoi figli. Perchè uno "sciancato", evidentemente, per Michele è ancora abbastanza valido da fare ancora molti mestieri, e da poterlo persino scegliere di gusto suo. Cosa che, infatti, Michele puntualmente fa: investe tutti i soldi messi da parte e compra un terreno sotto il paese; poi vi impianta una pompa di benzina e vi apre un punto di ristoro. Tutto senza la minima autorizzazione. Il sistema amministrativo statale, fino a poco prima così compassionevole nei suoi riguardi, reagisce alla sua iniziativa con inaspettata durezza: l'azienda deve chiudere, subito. Michele è analfabeta, vota MSI, forse è anche un po' pazzo, ma una cosa la capisce benissimo: perchè si consente al cittadino di vivere a spese della comunità, finanche frodando la legge, e non lo si aiuta invece, quando vuole lavorare in proprio, ma anzi lo si ostacola opponendogli divieti e ostacoli di ogni tipo? Michele prova a interloquire con l'autorità, prova a regolarizzare in qualche modo la sua posizione. Niente; Michele lo sa bene, gli ostacoli veri alla sua regolarizzazione non sono quelli della legge (per i quali si fa sempre un'eccezione) ma sono tutti umani, e si chiamano "concorrenza". In realtà, pare, la concessione per l'apertura della pompa di benzina è concupita da altri, vicini alla politica. E così, Michele, che non sopporta di subire l'inflessibilità a intermittenza di una burocrazia e di una politica naturalmente corrotta, lucanicamente s'incazza. Dopo l'ennesimo rifiuto di aiuto, affronta in piazza il comandante della stazione dei Carabinieri, gli strappa i gradi e li calpesta, davanti a tutti. Quindi, corre al suo podere, al cui interno si barrica. E lo dichiara stato indipendente, "Repubblica dei Piani Sottani". Di seguito alcuni passaggi del pensiero di Michele Mulieri, che definire lucidissimi è anche poco: " (...) qui il bar, il posto di ristoro, le abitazioni per tutti di famiglia, il pollaio, l'orto, la rimessa, le pompe della benzina, la tabaccheria, la piccola officina dove spesso gli autisti di passaggio si fermano per qualche riparazione d'emergenza, li ho creati io dal nulla, con la mia tenacia, la mia testardaggine, la mia volontà, combattendo contro la burocrazia, contro la concorrenza spietata e malevola; io, un invalido del lavoro che avrebbe potuto vivere tranquillamente e furbescamente della carità pubblica e che invece, da parassita, si è trasformato in creatore di ricchezza." (...) "Un triangolo di terra fangosa, paludosa, malarica che non era stata mai apprezzata da nessuno e che ora dà il pane a 24 persone. 24 persone che non andranno mai in cassa integrazione come gli operai di quasi tutte le fabbriche italiane, FIAT compresa." (...)  "E questa mia considerazione può essere utile anche a chi ci governa perché, per uscire dalla crisi, basterebbe applicare questa mia personale ricetta lavoro creativo basato sull'iniziativa di ciascuno di noi e non assistenza a carico dell'erario pubblico che impoverisce sempre più la nazione." Michele Mulieri, come detto, era analfabeta. Conosceva però una cultura che noi Lucani, tiranneggiati dalla dittatura del favore e dell'aiuto, stiamo dimenticando: quella del lavoro, dell'impegno senza risparmiarsi nulla e della fede incrollabile nella volontà umana, sul cui esperimento abbiamo vangato per millenni una terra avara e pesante, facendone uscir fuori pane e conforto per ognuno di noi, fino a oggi. E i giovani che dimenticano questa silenziosa, gloriosa epopea, anche perchè ne sconoscono i paradossali effetti come quello di Michele Mulieri, cercando poi la via d'uscita dal presente con il grimaldello dello scoraggiamento, o peggio, della rendita pubblica, non sono degni di rappresentare niente di queste storia. Quelli che ci provano con la rendita pubblica, soprattutto.   Pio Belmonte

Redazione on line
18 gennaio 2013 15:50