Domenica, 24 settembre 2017

Aumentare offerta culturale della città di Matera

39-Identità

 

In tempi non sospetti, ossia una decina di anni fa, l'obiettivo era far diventare Matera la Spoleto del Sud. La proposta si offriva quindi a un significato: aumentare l'offerta culturale della città. Ora la possibilità potrebbe concretizzarsi con la nomina a Capitale europea della cultura. L'importante è, come avviene a Spoleto, di evitare di snaturare l'identità della città. Sarà che in quella cittadina la gestione politica amministrativa è più oculata e perseverante? Forse sarà così! A Matera si continua a lavorare di fioretto in seno all'attuale rattoppata maggioranza, che appare ancora avulsa dal contesto cittadino. La nuova gestione non è riuscita ancora a incidere, in maniera efficace, sulle questioni importanti che riguardano la città di Matera. Sarebbe da ingenui credere che ora si possa procedere a gonfie vele, sull'oramai breve percorso che ci porterà al 2019.  Favorire la cultura, è stato uno slogan spesso utilizzato in campagna elettorale. L'esame delle "intenzioni" rivolte ad ambiti di uso culturale fa intendere che almeno i siti dove svolgere tali attività avrebbero una buona possibilità di essere realizzati, pur in presenza di disponibilità economiche pari a circa un terzo rispetto alla previsione. Le cifre, come sempre, parlano chiaro: dei 140,05 milioni di euro previsti ne sono disponibili 50,25. All'appello, quindi ne mancherebbero "solo" 94,8 milioni di euro. Alcune delle operazioni riportate sarebbero considerate come "interventi strategici e urgenti" per un importo di 49,5 milioni di euro, mentre le operazioni realizzabili entro il 2018 già finanziate ammonterebbero a 39 milioni di euro e quelle da finanziare a 49,5 milioni di euro. Realizzate le opere, prima o poi, non dovrebbero più esistere ostacoli per l'uso di eventi culturali. Riqualificare (finalmente) il Teatro Duni, la Cava del Sole e il sistema delle Cave, il Parco della storia dell'Uomo, il Palombaro e il sistema delle acque e quant'altro di notevole interesse, dovrebbe garantire uno svolgimento di attività che certamente non si discostano da quelle di tipo culturale Sempre fermo restando (e siamo sempre lì) che si concretizzino progettazioni e inizi dei lavori delle opere indicate e non rimangano nelle semplici "intenzioni". Sarebbe come riscoprire un po' la vera identità della millenaria città che non può e non deve essere snaturata. In questo discorso dell'identità culturale gli antichi rioni materani non possono recitare un ruolo di secondo piano. Si è sempre sostenuto che il prezioso habitat rupestre, patrimonio mondiale dell'umanità, dovesse essere sede non solo di attività culturali, ma anche di artigianato, di folklore, di valori tradizionali, di riscoperta del passato, di attività artistiche. Insieme ad essi, in maniera più modesta e magari di miglior qualità, sarebbero sorte anche alcune strutture ricettive e di ristorazione. Il rapporto è, però, finora, esattamente l'opposto! Si è privilegiato alcune attività, in maniera spropositata rispetto alle altre che per davvero avrebbero rappresentato un miglioramento dell'offerta culturale della città. Anzi, per di più, si tende a creare qualche difficoltà allo svolgersi di alcune opportune attività musicali ed anche teatrali, mentre si prospettano magari nuove possibilità di aperture di esercizi commerciali, pur importanti ma certamente non proprio necessarie. Preliminare è anche la necessità di disciplinare l'accesso ai Sassi e soprattutto andare incontro alle esigenze sia dei residenti sia dei visitatori che giungono a Matera per ammirare questo spettacolo della natura. Lo scenario caratteristico dei Sassi offre ampie possibilità d'iniziative culturali. Tra le tante e già sperimentate iniziative, con enorme successo, si potrebbe magari riscoprire il Carnevale nei Sassi. E perché no! Senza polemiche sterili, però! Iniziative del genere, però, da far diventare ricorrenti, prescindendo da personalismi, da protagonismi dei soliti noti, da esternazioni senza alcun senso. I luoghi dove organizzare eventi culturali di qualità, insomma, esistono e non possono essere scenari provvisori, relegati a sporadiche manifestazioni. Altrimenti dov'è finita la tanto ventilata Spoleto del Sud?

 

 

Nino Grilli
13 settembre 2017 10:28