Venerdi, 24 novembre 2017

Tutelare immagine di Matera, già patrimonio riconosciuto Unesco

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Tutelare l'immagine di Matera, già patrimonio riconosciuto dell'Unesco nel 1993 e già insignita del titolo di Capitale europea della cultura nel 2019. Un arco di tempo molto ampio in cui la Città dei Sassi necessitava di un'attenzione che, nel frattempo, si è dimostrata alquanto latente. Tutela che, appare ovvio, non si merita soltanto perché ai centri urbani vengono conferiti titoli di vario genere, ma piuttosto per garantire sicurezza e decoro ad una comunità. Appare del tutto ovvio anche evitare di entrare nei particolari per sottolineare i diversi aspetti che nel tempo in questa città dove disattenzione e noncuranza, superficialità e degrado di ogni genere hanno caratterizzato la vita e il quotidiano operare delle logiche di potere cittadino, sia esso di natura politica che gestionale. I tempi cambiano, questo è certo, e con esso mutano le esigenze. Inoltre Matera da un agglomerato di case l'una sull'altra negli antichi rioni si è sviluppata in larga parte al cosiddetto Piano. Uno sviluppo disarmonico, con provvisori e arrangiaticci piani regolatori che hanno trasformato la città in un centro urbano di difficoltosa regolamentazione. Il Centro Storico dove ora si concentra la maggiore attenzione, è diventata una parte minimale rispetto al resto della città con i quartieri periferici dove si addensa la maggior parte dei cittadini materani. Le problematiche quotidiane legate all'igiene pubblica, al traffico veicolare, al decoro e al degrado ambientale non appartengono perciò solo a una ristretta parte della città. Certi problemi vengono mascherati, magari con l'esecuzione con una maggiore assiduità di particolari interventi in quelle zone dove oramai si registra la maggiore affluenza di turisti e visitatori che colgono così un aspetto positivo dell'immagine della città. Quello che si registra, nei numerosi ambiti periferici e nei vicini borghi di competenza comunale, è di tutt'altro genere e, per fortuna, non viene trasmessa all'osservazione di chi giunge a Matera, abbagliata da un panorama suggestivo (ma parziale) della futura capitale europea. Ne abbiamo fatto cenno anche in altre occasioni che l'opportunità della nomina consentirebbe anche (e forse soprattutto) di spendersi nella riqualificazione della città e non solo per il Centro storico, che pure ha la sua importanza. Diventare Capitale della Cultura  significa anche "valorizzare l'immagine della città agli occhi dei suoi abitanti" e ancora "rilanciare il turismo". Dare una significativa risposta a queste due importanti obiettivi, al momento ma anche in proiezione dell'immediato futuro, appare del tutto ridondante se non addirittura inverosimile. La realtà è ben altra, aggravata ancor più da una serie di affermazioni, di promesse, di risorse annunciate, di finanziamenti sulla carta, di ipotesi di interventi imponenti, di fantastiche realizzazioni proiettate in un futuro prossimo e ben al di là del 2019, di assoluta mancanza di una minima reale progettazione o di un cantiere di lavori anche dei più semplici, ancorchè necessari. Ora, però, c'è un altro aspetto fondamentale da tutelare: la sicurezza pubblica. Un discorso che deve essere assolutamente serio al cospetto dei luttuosi e disatrosi avvenimenti che stanno caratterizzando la nostra epoca. Matera non rappresenta forse un obiettivo sensibile come le altre numerose città d'arte esistenti sul territorio nazionale, ma il fregio di capitale nell'ottica di un certo pericoloso fanatismo impone l'allerta. E' qualcosa che merita il massimo dell'attenzione, lasciando da parte sciocche elucubrazioni mentali sulla disputa tra librerie e pizzerie o quant'altro di similare.  E a quanto pare Materaa c'è  e annuncia interventi opportuni, come voluto dal vertice sul Piano della sicurezza che si è svolto  in Prefettura e che ha preso le mosse da quanto previsto dal Ministero degli Interni. Magari un po' come è avvenuto di recente con la visita del G7!

 

 

Nino Grilli
03 settembre 2017 11:44