Sabato, 22 luglio 2017

Intramœnia. Entartete Kunst.

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Si è inaugurata il 7 luglio negli spazi del Museo archeologico provinciale di Potenza Intramœnia. Nuovi aspetti dell'arte in Basilicata, una mostra collettiva d'arte contemporanea prodotta, curata e allestita in totale indipendenza dagli stessi artisti coinvolti.

Si tratta di un'occasione rara, perché rari sono gli eventi d'arte contemporanea in Basilicata, ancor più rari gli eventi che si pongano su un piano di aperta indagine del contemporaneo, e praticamente inesistenti - non solo in regione - gli eventi di iniziativa spontanea che raccolgano professionalità e sguardi diversi intorno a un mandato sociale e a un'attenta considerazione degli immaginari collettivi, fuori da qualsiasi logica di mercato e da qualsiasi aspettativa di profitto. A partire da questa alta concezione del valore collettivo dell'operazione culturale, gli artisti hanno chiesto ospitalità a un'istituzione pubblica, con l'intento di aprire una dimensione del dibattito altrimenti preclusa che si prospetta da qui fino alla chiusura della mostra, ricostituendo il ruolo centrale di un museo pubblico all'interno delle relazioni culturali sul territorio.

Constatiamo con reale disorientamento che, nonostante gli sforzi, non tutti sono pronti a questo genere di apertura fuori dalle trincee (e dalle mura), e che anzi permanga un atteggiamento per cui la permeabilità e la trasparenza di un'operazione culturale è vista come opportunità per esercitare peso, pressione e censura su quanto non si condivide, o semplicemente non si riesce a comprendere. Speravamo piuttosto di condurre il livello del discorso su fronti di ben altra urgenza, al riparo dai pruriti e dagli opportunismi delle singolarità che intendono il dialogo come prevaricazione della voce dell'altro: alcune considerazioni sulla mostra attribuiscono agli artisti coinvolti intenti vacuamente provocatori, intenzionalmente blasfemi, apertamente turbativi, per cui chiedono che l'istituzione provveda al più presto all'oscuramento e alla presa di distanza da tale abominio. Banalizzare per disarcionare: questo esercizio di opinione - storia già vecchia dal tono strapaesano - dimostra con indifendibile orgoglio non solo di essere priva di alcuna nozione sulla complessità dei linguaggi artistici contemporanei, ma anche di avere carenze non trascurabili sul fronte della cultura civica, delle istituzioni e delle pluralità. Cionondimeno, costoro non rinunciano a chiedere di mettere a tacere espressioni artistiche e dibattito tout court, avvalendosi di una supposta opzione di veto ai danni dell'intera collettività che di quegli spazi pubblici fruisce.

«L'arte è arte, ma...». L'arte, in quanto laboratorio privilegiato sulle immagini, ragiona sul puro senso dei dispositivi visivi come un chirurgo incide la carne. Esistono movimenti antiscientifici che rinunciano alla chirurgia o alle trasfusioni di sangue: secondo le logiche localiste dovremmo, per compiacerli, chiedere a chiunque di eliminare la chirurgia (come l'arte) dalla lista degli strumenti di cura e sollievo delle sofferenze umane. «Ognuno deve essere libero di esprimersi, ma...». Ma tali interlocutori preferiscono sempre conservare per sé la possibilità di stabilire alla propria occorrenza il limite dell'opportuno. «È possibile che uno spazio pubblico...». È pubblico ciò che sfugge dal dominio delle opinioni, a meno che non si voglia optare per un'istituzione paternalista che decida a priori cosa è opportuno che un cittadino veda e cosa no. Ma a questo punto, più che mostrare animi dolenti per le gravi offese ricevute, avremmo preferito una sincera accusa di degenerazione dell'arte, come si faceva ai vecchi tanto rimpianti tempi.       Gli artisti di Intramoenia.

 

 

Redazione on line
15 luglio 2017 15:37