Sabato, 20 luglio 2019

Su qualità del grano e altro in agricoltura

grano

Un'interrogazione al ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, è stata presentata dall'on. Cosimo Latronico (Direzione Italia), sulla tutela della qualità del grano. "L'Italia è il principale produttore europeo di grano duro destinato alla pasta con quasi 5 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 2,5 milioni di ettari, di cui 140 mila ettari in Basilicata con diecimila aziende - scrive Latronico -  ma   da alcuni anni il settore agricolo si trova a combattere una battaglia contro il crollo dei prezzi del grano italiano che ha causato agli agricoltori perdite per circa 700 milioni di euro". Il parlamentare segnala, inoltre, che " il made in Italy agroalimentare è il più copiato e contraffatto al mondo e, nonostante il settore agricolo confermi le sue enormi potenzialità, esso deve affrontare e contrastare la pressione delle distorsioni di filiera e il flusso delle importazioni selvagge dall'estero che fanno concorrenza sleale alla produzione nazionale". A giudizio del deputato "è necessario mettere in atto misure che tutelino sia i produttori che i consumatori per poter restituire un futuro al grano italiano con l'obbligo di indicare in etichetta l'origine della materia prima utilizzata nella pasta e nei derivati/trasformati; l'indicazione della data di raccolta". Di qui la richiesta al ministro  per sapere "quali iniziative intenda assumere per intensificare i controlli fitosanitari sulle importazioni dall'estero, dove sono utilizzati prodotti e fitosanitari vietati da anni in Italia ed in Europa, per una maggiore tutela della salute dei consumatori e se intenda attivarsi per accelerare l'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta l'origine della materia prima anche per la filiera grano-pasta, al fine di dare maggiore trasparenza alle informazioni per il consumatore, di tutelare i produttori e di rafforzare i rapporti di una filiera strategica per il made in Italy agroalimentare". 

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AGRICOLTURA: NON PASSANO LE MISURE PER UNA PAC PER I VERI AGRICOLTORI

Pochi i suggerimenti accolti dal Governo e dalla maggioranza sulla risoluzione per la revisione della PAC presentata dai deputati del M5S in Commissione Agricoltura a Montecitorio. Si continuano ad usare i fondi per mancette a pioggia

Quella che emerge dalla Commissione Agricoltura della Camera è una revisione di medio termine della Politica Agricola Comune (PAC) che, per volere della maggioranza e del Governo, rimanda l'avvio di una vera e propria riforma della gestione dei fondi del comparto. Anzi, l'Esecutivo pensa addirittura di allargare il sostegno accoppiato praticamente a tutto. "Una marchetta elettorale" secondo il Movimento 5 Stelle, con una PAC utilizzata piuttosto per distribuire mancette a pioggia anziché destinare le risorse ai veri agricoltori, ovvero a coloro che vivono di agricoltura.

"Una scelta che punta ad accontentare un po' tutti, magari in vista delle elezioni, ma che di fatto non risolleva i settori in crisi, rimandando di nuovo gli interventi strutturali per un vero cambiamento alle calende greche - commenta il deputato pugliese Giuseppe L'Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura a Montecitorio Nonostante le proposte principali contenute nella nostra risoluzione di revisione della PAC fossero chiare, la maggioranza ha optato per depennare, dalla versione finale del testo, la possibilità di eliminare l'attuale modalità di sostegno accoppiato che si è rivelato un mero strumento di spartizione delle risorse tra le Regioni senza portare migliorie al settore con la costituzione di un fondo per interventi specifici né diversificare la PAC tra aree svantaggiate o modulando la componente greening -prosegue L'Abbate (M5S) - Accolti, invece, gli altri punti della nostra risoluzione come il sostegno alla cooperazione; l'aggregazione; sostegni specifici alle aree di montagna, alle filiere corte e ai mercati locali; un impegno alla revisione del regolamento 1169/2011 per avere l'indicazione d'origine delle materie prime in etichetta. Risulta parziali e - conclude il deputato pugliese 5 Stelle - ovviamente insufficienti per il rilancio del settore primario".

 

 

 

Redazione on line
30 marzo 2017 10:39