Martedi, 18 febbraio 2020

Ecco come le banche stanno rilanciando i ricavi

È un momento critico per gli istituti di credito in Italia.Ecco perché le banche stanno mettendo in campo una serie di azioni per snellire le strutture aziendali e favorire la sostenibilità dei ricavi.

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Parola d'ordine, rimettersi in sesto. È questo l'obiettivo degli istituti di credito in Italia per questo 2017 appena iniziato, come delineato da un recente articolo del Sole 24 Ore che ha fotografato la situazione e tastato il polso delle banche italiane, che negli ultimi tempi non stanno certo vivendo momenti sereni, come il caso Montepaschi di Siena ben ci ricorda.

La salute delle banche italiane. E dunque, la tendenza generale del tradizionale mondo del credito è orientata verso tre grandi focus: taglio dei costi e delle spese, riduzione dei crediti deteriorati e snellimento della struttura aziendale, anche attraverso una robusta diminuzione dei classici sportelli aperti sul territorio. Una tendenza che ovviamente non interessa però le più innovative banche online, settore che invece continua a essere in buona salute, come testimoniano i buoni risultati di Ing Direct e dei suoi prodotti, come Conto Arancio, che si è confermato ai vertici della classifica del conto deposito migliore in Italia anche negli ultimi 12 mesi.

Rilanciare i ricavi. Sembra invece più precaria la situazione di salute delle banche tradizionali, che hanno innanzitutto l'imperativo di rilanciare e rendere sostenibili i propri ricavi; un aspetto che, come si legge sul quotidiano finanziario, negli ultimi tempi è stato relegato sullo sfondo sia per la necessità di concentrarsi su altre urgenze (come la qualità del credito), sia per gli effetti derivanti dalla debole congiuntura interna e dai tassi a zero.

Spalle al muro. L'articolo del Sole 24 Ore spiega che continuare a sfruttare solo la leva dei costi operativi senza aumentare i ricavi equivale metaforicamente a indietreggiare verso il muro, riducendo ogni tipo di spazio di manovra e rendendo difficile o impossibile produrre reddito. Torna allora decisiva la centralità del margine d'intermediazione, che si può ritenere costituito in sostanza da tre voci: i risultati dell'attività di compravendita di titoli; le commissioni nette e il margine d'interesse.

Le scelte delle banche. Proprio quest'ultimo aspetto era quello generalmente predominante: il modello di banca commerciale diffuso in Italia, infatti, pone al centro l'erogazione del credito. Ovvero, l'istituto concede i prestiti incassando gli interessi attivi, cui vengono sottratti gli oneri passivi pagati dalla stessa banca sulla sua raccolta; il margine d'interesse, in questo caso, è costituito dal saldo finale. Tuttavia, il crollo dei tassi interbancari, sui quali gli istituti calcolano proprio gli interessi attivi, ha ridotto questa quota. Motivo per il quale molte banche hanno praticamente azzerato gli interessi sui conti deposito, riducendo di fatto i vantaggi per gli utenti, in controtendenza invece rispetto a quanto fatto dagli operatori online, che non a caso hanno raccolto risultati positivi.

Come si diversificano i ricavi. Tra le altre reazioni degli istituti bancari si nota anche uno sforzo verso la diversificazione dei ricavi, concentrandosi anche sulle commissioni nette e sull'incidenza delle "net fees", una categoria di voce contabile che comprende diverse attività, come i tradizionali servizi delle banche commerciali, l'intermediazione e collocamento titoli, ma anchele gestioni patrimoniali.

Vince il risparmio. Sullo sfondo, poi, restano le situazioni di crisi del nostro Paese e la ormai storica mancanza di fiducia da parte degli italiani, che ormai si è estesa non solo al sistema bancario, ma anche ai mercati finanziari, sempre più difficili e complessi. Oggi, dunque, chi ha una quota di capitale è poco propenso a rischiare, preferendo in molti casi tenere i propri soldi in depositi a vista o in altri prodotti riconducibili alla liquidità.

 

di Anna Capuano

 

Redazione on line
05 gennaio 2017 19:00

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