Lunedi, 25 maggio 2020

Inchiesta petrolio

"Nuova interrogazione del portavoce eurodeputato del M5s Piernicola Pedicini sulle vicende legate all'inchiesta della magistratura sulle estrazioni petrolifere in Basilicata, meglio conosciuta come Trivellopoli lucana. 

Questa volta - si legge in una nota - i quesiti posti alla Commissione europea riguardano il coinvolgimento nell'inchiesta del consigliere regionale del Pd Vincenzo Robortella e la riapertura del Centro Oli Eni di Viggiano. 

Rispetto a Robortella, Pedicini ha chiesto alla Commissione europea di far sapere se è a conoscenza che, secondo i magistrati antimafia, la società Outsourcing s.r.l, di cui il consigliere regionale era proprietario, avrebbe ricevuto un finanziamento europeo legato ai lavori del Centro Oli Tempa Rossa della Total pur non avendone i requisiti di legge e se l'Olaf , in riferimento alla vicenda descritta, ha avviato indagini al fine di individuare la sussistenza di casi di corruzione, frode o altre irregolarità relative ai fondi europei erogati alla società Outsourcing s.r.l? 

Per la riapertura del Centro Oli di Viggiano Pedicini ha chiesto alla Commissione di spiegare se ritiene che la ripresa delle attività dell'impianto Eni garantisca la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori e della popolazione residente nell'area e quali provvedimenti stanno adottando le autorità nazionali e regionali per garantire che le norme ambientali dell'Unione europea siano rispettate? 

Nell'interrogazione il portavoce del M5s ha anche messo in evidenza che Vincenzo Robortella è stato nominato presidente della Commissione Attività produttive, ambiente e territorio della Regione Basilicata nonostante risulti essere indagato nell'inchiesta che mira a far luce proprio sui danni prodotti all'ambiente dalle estrazioni petrolifere. 

Va sottolineato - si legge ancora nella nota diffusa da Pedicini - che il 5 agosto scorso la posizione giudiziaria del consigliere regionale del Pd Vincenzo Robortella è peggiorata, in quanto i pm di Potenza, Francesco Basentini e Laura Triassi, hanno chiesto al gip il suo rinvio a giudizio insieme ad altre 58 persone e 10 società, coinvolti nei due filoni dell'inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. 

Inoltre i due pubblici ministeri hanno anche inviato al gip il parere favorevole per il dissequestro del Centro Oli di Viggiano in base alle verifiche effettuate nelle ultime settimane dai consulenti della Procura. Ricordiamo che il 31 marzo scorso la Procura aveva fatto sequestrare due vasche all'interno del Centro Oli e il pozzo di reiniezione «Costa Molina 2» dell'Eni, sulla base delle indagini che ipotizzavano uno smaltimento illecito degli scarti di produzione: a giugno fu poi disposto il dissequestro temporaneo della struttura, per permettere all'Eni di effettuare i lavori di modifica indicati dai magistrati. I consulenti della Procura avrebbero poi verificato la correttezza delle modifiche, che avrebbe spinto i pm ad inviare al gip il parere favorevole per il dissequestro che potrebbe avvenire a giorni. 

Considerate le nuove e recentissime richieste della Procura antimafia di Potenza, l'interrogazione alla Commissione europea presentata da Pedicini diventa ancora più attuale, pertinente e importante, per capire cosa c'è dietro ai finanziamenti europei alla società del consigliere regionale Robortella e cosa pensa l'Ue sui danni all'ambiente e alla salute provocati dalle estrazioni petrolifere". Bas 05 

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"La questione ambientale attorno al petrolio non può risolversi con la disposizione della magistratura inquirente di riprendere le attività. Le autorità amministrative, Regione in testa, hanno il dovere di verificare quanto accaduto, se c'è stato disastro ambientale e perché mai le agenzie di controllo non hanno monitorato per tempo e non sono intervenute". Lo ha dichiarato l'on. Cosimo Latronico (Cor). "Se l'Eni ammette di aver compiuto danni ambientali, come sospetta la Procura di Potenza , non può finire così senza che la Regione chiami in causa l'Eni e rinegozi comportamenti e modalità di azione per il prosieguo della attività. Poi c'è il secondo grande tema delle risorse finanziarie ricavate dallo sfruttamento petrolifero, sia le royalties che le altre misure compensative. Dovevano essere destinate alla tutela ambientale ed alla costruzione di una economia legata alle vocazioni del territorio, per superare le condizioni di dipendenza dal petrolio. Il presidente Pittella solo oggi - ha continuato il deputato lucano - sembra scorgere che le risorse ricavate dal petrolio, in parte non sono state usate bene e che buona parte del bilancio regionale si regge sulle royalties del petrolio senza le quali lo stesso rischia il dissesto. Il crollo delle produzioni e la caduta del prezzo del greggio mettono l'Ente e le sue classi dirigenti di fronte a gravissime responsabilità avendo alimentato un flusso di spesa corrente senza raggiungere obiettivi di avanzamento strutturale del territorio. Se la Regione non è in grado di assicurare affidabili controlli ambientali sul centro olio di Viggiano e sulla filiera delle attività petrolifere e se non si interrompe lo spreco delle risorse per spese coerenti , non credo che si possa riprendere un cammino percorrendo sentieri disastrosi per la comunità regionale. Per la nostra parte contrasteremo questa decisione con tutti gli strumenti di cui disponiamo". b3 

Redazione on line
11 agosto 2016 18:09