Martedi, 28 gennaio 2020

Il fatto non sussiste? Si può arrivare alla calunnia!

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Risale a oltre venti anni fa una mia intervista a Piercamillo Davigo, attuale presidente dell'Anm che, di recente, ha "osato" rilasciare una dichiarazione che ha scandalizzato politici e magistrati, ma che in fondo appare più come una palese verità. L'illustre magistrato da me interpellato all'epoca in merito ad una riflessione sull'operato della giustizia in Italia ebbe a dire "oggi ha da temere di più chi rispetta la legge". Rimasi interdetto! La veridicità dell'affermazione mi è divenuta più chiara in seguito, anche a mie personali spese.

Ebbene capita a volte che a conclusione di un procedimento giudiziario venga sentenziato che "il fatto non sussiste". "Nell'ordinamento giuridico italiano, rappresenta una formula assolutoria di proscioglimento  con cui il giudice dichiara l'imputato non colpevole in relazione ai fatti oggetto dell'imputazione. Questa formula prefigura la cosiddetta assoluzione piena". E' comunque un'espressione che genera sconcerto, soprattutto quando una sentenza del genere richiede diversi anni prima di essere pronunciata.

La definizione de "il fatto non sussiste", in parole povere, si presterebbe ad ipotesi forse più semplici e comprensibili. Se il fatto non sussiste appare evidente che chi ha formulato l'accusa o ha praticamente inventato di sana pianta la stessa accusa, o che tale accusa non può essere in alcun modo ritenuta assolutamente un reato o ancora si potrebbe addirittura pensare a una pervicace intenzione di fare del male a qualcuno. Nell'ultima ipotesi carità cristiana ci invita a non infierire.

Là subentra una giustizia ben più alta e sicuramente più giusta che potrà sanare le presunte umane perfide intenzioni. Nelle restanti due ipotesi non rimane che dire che l'accusatore si è nutrito perfidamente di una vera calunnia. Sta di fatto che nell'attesa del giudizio si costringe chi è accusato a estenuanti e contorti percorsi; a sopportare spese senza alcun senso; a patìre accuse insignificanti; a subire per anni illazioni di vario genere nell'intero arco di tempo del procedimento giudiziario.

Una situazione, viceversa, invece che pare essere vissuta con un certo "godimento" da parte di coloro che causano l'avvio sconsiderato della questione. E' gente che ha bisogno di travisare la realtà dei fatti, facendoli volgere a loro inusitato favore? Di tenere alto un millantato credito personale e persino una credibilità fondata su presupposti aleatori e piuttosto fumosi? Si tratta di personaggi megalomani che amano fare del male al prossimo? Alla ricerca di un profitto del tutto personale, convinti di essere entità superiori e perciò intoccabili? Non rimane che sperare che si ravvedano in tempo,perchè il tempo è sempre galantuomo.

 

 

 

Nino Grilli
07 maggio 2016 09:51