Venerdi, 28 febbraio 2020

Spariti 1000 miliardi e 3000 posti di lavoro. Il mistero degli accordi sul petrolio

Nel protocollo d'intesa sul petrolio tra Eni e Regione Basilicata del 1998 spariti 1000 miliardi e tremila posti di lavoro

di nardo

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Protocollo su petrolio tra Eni e Regione Basilicata 1998 Bozza
Protocollo su petrolio tra Eni e Regione Basilicata 1998 Ufficiale

 

Una ricetta napoletana molto in voga durante il secondo conflitto mondiale era quella degli "sc'paghetti alle vongole fujute". Consisteva nel preparare il classico sugo alle vongole sostituendo agli squisiti molluschi un bicchiere di acqua di mare. La fantasia e lo spirito napoletano consentiva di sopportare meglio le privazioni che l'immane conflitto procurò alla città. Qualcosa del genere, proponiamo, sarà opportuno inventarsi nella vicenda relativa agli accordi Eni-Regione per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi di Basilicata. Veniamo con ordine.  Il 18 Novembre 1998, l'Ufficio stampa della Regione Basilicata diffuse la notizia "sottoscritto a Roma l'accordo sul petrolio tra Eni e Regione Basilicata".

Il tono dell'allora Presidente della Giunta, Prof. Angelo Raffaele Di Nardo, fu inequivocabilmente improntato a quello dei momenti storici: "Abbiamo la consapevolezza di aver dato, oggi, il via ad una nuova e concreta stagione di sviluppo per la Basilicata... Ora la parola passa al territorio, alle sue espressioni municipali, alle forze sociali, sindacali e imprenditoriali, perché insieme al Governo regionale sappiano gestire l'accordo e realizzare, con spirito solidale, lo sviluppo diffuso della regione". In generale, sembra che tutto quell'ottimismo non abbia trovato alcun riscontro negli anni successivi. L'unica cosa di diffuso nella nostra sciagurata regione è la crisi economica e industriale, mentre i barili di petrolio che giornalmente escono dalle viscere del territorio lucano hanno lasciato solo fanghi e liquami inquinanti.

Non è ancora ben chiaro quanto petrolio si estragga e perché, e se la prevista commissione di vigilanza sull'estrazione sia stata insediata. Come pure tutta da chiarire è la quantità di gas che viene "bruciato in torcia" per evitare il fastidioso processo di purificazione, compressione e pompaggio. Alcune voci incontrollate indicano quantità impressionanti, certo è che le "torce" sono visibili ad occhio nudo e che vi sono pochi combustibili inquinanti come il gas non depurato.

Ma, torniamo al "Protocollo d'intenti". Non è pensabile esaurirne una disamina seppure sommaria in un semplice articolo. Forse sarebbe il caso di richiedere uno specifico lavoro al consiglio regionale per verificare quale è stato lo stato di attuazione degli accordi  e di rendicontazione ai cittadini. Chissà, potrebbero consultare i lavori e gli atti che certamente avrà prodotto il "comitato paritetico" ENI-Regione, previsto nell'accordo ufficiale "al fine di monitorare, verificare e controllare il corretto adempimento, la corretta interpretazione e lo stato di attuazione dei reciproci obblighi scaturenti dal presente protocollo".

Intanto tempo fa segnalammo una significativa "scoperta" frutto della nostra passione per l'indagine documentale. Esiste un'altra versione del "Verbale d'intesa tra la Regione Basilicata e l'Eni", risalente a qualche mese prima del fatidico novembre 1998.

È quasi identico a quello "ufficiale". Quasi!

Leggiamo a pagina 3 sulla carta intestata del Consiglio Regionale simil-pergamena: "Eni si impegna a realizzare un'azione di promozione imprenditoriale nell'area con l'obiettivo di consentire il recupero dei livelli occupazionali realizzati nell'ambito della prossima attività di cantiere, nonché di realizzare le condizioni per un ulteriore sviluppo manifatturiero e di servizi finalizzato alla creazione di nuova occupazione dell'ordine di 3.000 addetti".

La frase (e i tremila) era del tutto assente nell'altro documento e, pare, nella realtà del "diffuso sviluppo" odierno. Evidentemente una qualche contrattazione doveva  essere intercorsa fra Eni e Regione, un qualche scambio e una qualche rinuncia. Magari unilaterale e capite bene da quale dei due lati. Poche righe oltre, sempre sulla carta intestata regionale: "Eni, anche per conto del partner Enterprise Oil Italiana, si impegna a:  1b) sostenere direttamente investimenti nel settore industriale, agricolo, turistico e dei servizi, per un ammontare non inferiore a 1.000 miliardi di lire, in tre anni...". Attualizzando, significava entro il 2001.

Nel documento "Accordo sul petrolio" non abbiamo più trovato traccia dei 1.000 miliardi. Così come non siamo riusciti a reperire alcun documento ufficiale che facesse riferimento a questa montagna di soldi investiti "nel settore industriale, agricolo, turistico e dei servizi".

Forse dobbiamo ricorrere allo spirito napoletano e supplire con la fantasia allo sviluppo diffuso che non c'è ed immaginarci uno sviluppo finanziato con i soldi fijuti che possono essere sostituiti da qualche barile di petrolio. Peccato che "il Presidente Di Nardo - che era accompagnato dagli assessori Bubbico, Colangelo, Chiurazzi, De Filippo e Mattia" non sia riuscito ad ottenere quanto sembrava già concordato.

 

 

 

 

(tratto da ilResto del 2 dicembre 2006)

 

Redazione on line
09 aprile 2016 20:13

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