Lunedi, 25 maggio 2020

Le facili accoglienze verso i coltivatori di petrolio

Interessi di miliardi (di euro) in cui alla Basilicata non resta che qualche briciola e, forse, nemmeno all'Italia resta granché. Anche le coop rosse nel giro del petrolio lucano?

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La storia della facili accoglienze verso i "coltivatori di petrolio" non è una esclusiva del buon Presidente Marcello Pittella. Potremmo dire che è nel DNA delle giunte regionali della Basilicata targate centrosinistra e mai avversate da destra e centro. Molte autorizzazioni e poche risposte, anche questo modus operandi è tipico della politica nostrana, come sul caso emblematico delle cooperative rosse di Concordia sul Secchia che hanno gestito operazioni finanziarie per miliardi (di euro, sì di euro!) sui quali anche la Corte dei Conti e il Ministero dell'Industria (all'epoca) e delle Attività Economiche (subito dopo) nulla hanno ritenuto di chiarire: il silenzio è d'oro (nero)! La storia era stata raccontata verso la fine del 2007, ma è attualissima e chiarisce tante cose, comprese alcune carriere politiche altrimenti inspiegabili.(tratto da "Il Resto" del 1/12/2007 - INIZIO)

Così, coerentemente, dopo che era arrivato il sequestro preventivo e probatorio del cantiere della Intergas Più s.r.l autorizzato alla ricerca di idrocarburi, qualcosa è stato ritenuto meritevole di approfondimenti. Si trattava della concessione della licenza di ricerca di idrocarburi deliberata dalla Giunta regionale della Basilicata a favore della Intergas Più s.r.l.

La domanda più immediata è del perché la giunta al completo ed all'unanimità abbia concesso la citata autorizzazione. O, per essere precisi, quali approfondimenti sulla Intergas Più siano stati effettuati prima di consentirgli di perforare e indagare sul sottosuolo lucano. Non è cosa banale, la scoperta di un eventuale giacimento comporta la conoscenza precisa di informazioni "sensibili" di estrema delicatezza e, venalmente, di grande valore. È pur vero che già nel passato, per i giacimenti scoperti e messi in produzione, le mille domande (monotone) sulla consistenza delle risorse disponibili nel ricco sottosuolo lucano e (persino) sulle quantità di petrolio estratto e destinato via tubo alla raffineria di Taranto sono rimaste senza risposta. Ma qualche volta bisognerà pur cambiare registro, non vi pare?

Intanto scopriamo che la "Intergas Più srl" è posseduta da una compagnia inglese dal nome significativo "Mediterranean oil & gas plc" che ne ha acquistato l'intero capitale sociale di 10.000 euro (alla data dell'atto: 4.5.2005). Prezzo d'acquisto 10.000 euro. Almeno così si legge nell'atto del Dr. Arrigo Roveda notaio in Milano. La quote cedute sono "interamente libere, esenti da oneri, vincoli, gravami pregiudizievoli, pegni, sequestri, pignoramenti, diritti reali di godimento, diritti di terzi in genere...". Sì, ma quanto valgono?

Pochi giorni prima della vendita, la società che deteneva il 100% del capitale Intergas Più, gli aveva ceduto un intero "ramo d'azienda". Il 26 aprile 2005, presso il notaio Dr. Giorgio Perrotta in Roma, "Gas della Concordia S.p.A." cedeva a Intergas Più srl, sua controllata, il ramo d'azienda costituito da 5 "permessi di ricerca" e 17 "concessioni di coltivazione" sparsi qui e là in Italia (mari e Basilicata compresi).

Sembra di capire, dagli atti sino ad ora esaminati, che i diritti di sfruttamento di 17 giacimenti petroliferi e di ricerca in altri 5 siti ricchi di idrocarburi siano passati di mano per 10 mila euro. Ma la cosa è più complessa. Si capisce leggendo il testo in inglese, allegato all'atto notarile firmato dal notar Roveda, che autorizzaMr. Anthony Trevisan ad acquistare la Intergas Più. Si parla di un "meeting del 7 gennaio 2005" in cui si sarebbe deciso di acquistare una partecipazione in una nuova società che avrebbe ricevuto degli "assets" da Gas della Concordia S.p.A. In pratica le citate licenze di ricerca e di coltivazione (che in soldoni significa estrazione di petrolio a 100 dollari il barile, ndr).

Poi, si legge, dell'esistenza di un "Project jack up information memorandum" in cui sarebbero contenuti i patti e gli accordi con Gas della Concordia S.p.A. E l'affare s'ingrossa. Eh sì, perché spunta fuori un intero capitolo dedicato agli aspetti finanziari. Per garantire i fondi necessari per l'acquisizione si mettono in piedi complessi strumenti finanziari. Si parla delle azioni e di "convertible notes" (una specie di bond ad uso interno, ndr) che verrebbero sottoscritte da "Mizuho International plc" e "Stark Investment ltd" secondo i termini sottoscritti in apposito "term sheet" il 10 gennaio 2005. Poi si menziona la disponibilità di terze parti ad entrare nell'affare attraverso l'emissione di "bond convertibili" e spuntano la Med Oil ltd e la Transcontinental Investment Pty ltd che palesano la possibilità di estendere l'affare con l'ingresso nel mercato della Libia.

Già, sembrava un permesso di ricerca in Basilicata e diventa un crocevia di interessi e società internazionali. Tutto del valore di 10 mila euro? Resta da accennare alla proprietà della Gas della Concordia S.p.A., già British Gas RIMI S.p.A. Oggi la società risulta cessata per incorporazione. L'incorporante si chiama Coopgas srl da non confondere con la Coop Gas srl (scritto con uno spazio fra coop e gas, ndr) che è una sua controllata e oggi incorporata. Ammettetelo, vi gira la testa, ma resistete ancora un poco, siamo all'arrivo!

Chi controlla la Coopgas srl, già Gas della Concordia S.p.A., già British Gas RIMI S.p.A.? Una cooperativa, una semplice cooperativa che beneficia delle agevolazioni fiscali riservate alle cooperative. Si chiama CPL Concordia Soc. Coop.e fra la innumerevoli società da essa controllate o partecipate per un giro di capitali di miliardi di euro, spunta la rete delle cooperative, delle immobiliari, delle associazioni artigiane, delle banche. Un solo nome per riassumere il giro d'affari, legittimo per carità, UNIPOL.

Interessi di miliardi (di euro) in cui alla Basilicata non resta che qualche briciola e, forse, nemmeno all'Italia resta granché. Ma questo non possiamo dirlo, certamente la giunta regionale che ha autorizzato la Intergas Più srl ad effettuare le ricerche di nuovi pozzi avrà fatto le verifiche del caso e, magari, potrà spiegare quali vantaggi porta alla Basilicata l'intenso sfruttamento delle risorse minerarie. Diecimila euro di capitale (oggi elevato a 6 milioni) sono un discreto gruzzolo per cedere agli inglesi 17 "permessi di coltivazione".

Sarebbe utile sapere cosa c'è scritto nel "Project jack up information memorandum" e magari nei memorandum riservati (se ce ne fossero) con la Total, l'Eni, e le altre compagnie petrolifere che facilmente ottengono permessi, autorizzazioni ed accoglienza nella nostra ospitale Basilicata. (tratto da "Il Resto" del 1/12/2007 - TERMINE)

Quelle domande, poste nel 2007, sono rimaste senza risposta. L'uomo forte dell'epoca, Filippo Bubbico, oggi è viceministro degli Interni Filippo (Bubbico, vice-presidente e assessore alla sanità quando la Basilicata firmò l'accordo per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi lucani. Poi Presidente quando l'attività di estrazione divenne significativa. Sottosegretario allo Sviluppo Economico nel Governo Bersani quando le Cooperative "rosse" di Concordia Sul Secchia liquidarono per pochi euro le concessioni che valevano miliardi di euro (ma il pagamento del valore reale...) e, infine Saggio tra i saggi consiglieri di Napolitano prima di approdare al Viminale nella veste di potentissimo Vice-ministro degli Interni). L'altro politico apicale, Vito De Filippo, oggi è sottosegretario alla salute! Tacquero allora, taceranno anche oggi?

Ma oggi, dopo le scoperte dell'inchiesta ed i proclami alla trasparenza ed alla pulizia nei partiti del Presidente Matteo Renzi e di tutta la classe dei politici sempre ignari del malaffare che li circonda, non sarebbe il caso di fare chiarezza e pulizia su un affare da miliardi di euro?

 

 

Nicola Piccenna

Redazione on line
07 aprile 2016 10:10

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