Venerdi, 20 settembre 2019

In Italia il Disastro Ambientale non è più reato.

eternit

Dalle ore 21:00 del 19 novembre 2014, in Italia il "Disastro Ambientale" non è più reato.LA PRESCRIZIONE DEI REATI, BALUARDO DEL DIRITTO,  RISUONA OGGI COME SINONIMO DI IMPUNITA' E DI INGIUSTIZIA

 Non vogliamo entrare nel merito delle motivazioni che hanno portato la Procura della Repubblica di Torino a scegliere il capo di imputazione "Disastro ambientale" che l'ETERNIT ha causato in Casale Monferrato e non solo; noi, semplici Cittadini, non capiamo come mai, una sentenza di primo grado e una sentenza di Corte di Appello che hanno visto protagonisti Procuratori della Repubblica e Giudici, possa essere annullata ed invalidata dai loro Colleghi della Corte di Cassazione nonostante l'orientamento indicato dalla stessa Corte di Cassazione in occasione di un altro Disastro industriale; Porto Marghera nel 2007.

Le sentenze  precedenti di condanna si erano basate sulla natura permanente del reato di disastro ambientale doloso, perché le conseguenze di tale reato perdurano nel tempo e sono ancora oggi visibili (2 decessi in questi ultimi giorni).

La Corte di Cassazione invece ha considerato il disastro ambientale "Reato Istantaneo", come se le conseguenze si fossero interrotte nel 1984 alla chiusura dello stabilimento ETERNIT.

Il problema della prescrizione non si sarebbe dovuto prendere in considerazione.

Noi riteniamo che il compito della Corte di Cassazione dovrebbe essere anche quello di indicare soluzioni idonee a risolvere eventuali vuoti normativi, soprattutto, quando questi vuoti causano una divergenza nella interpretazione del Diritto e della Giustizia.

La Corte di Cassazione ha dato maggiore importanza alla formalità del diritto che all'articolo 32 della Costituzione che sancisce in maniera inequivocabile:

"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'Individuo  e interesse della Collettività .....".

Noi pensiamo che tale norma Costituzionale avrebbe dovuto impegnare il Legislatore a promuovere idonee iniziative volte all'attuazione di un compiuto sistema della salute adeguato alle esigenze di una società in continuo mutamento ancor prima di pensare all'applicazione della parola prescrizione.

Ogni individuo, come cittadino, vanta nei confronti dello Stato un vero e proprio diritto soggettivo alla tutela della propria salute intesa non solo come bene personale, ma anche come bene dell'intera collettività che ha bisogno della salute di tutti i suoi componenti per meglio crescere, affermare i propri valori e prevenire i costi sociali  (malessere individuale, costo terapeutico e decessi).

L'uso dei cancerogeni dell'epoca moderna, anche se crea molto profitto per i poteri forti, danneggia irrimediabilmente la salute dei lavoratori e dei cittadini  anche a disprezzo della vita umana.

In questa fase di globalizzazione, i poteri forti riescono ad imporre i loro disegni con strategie, sistemi persuasivi e complicità dei Governi volutamente ignorando gli  effetti maligni conseguenti la lavorazione e l'utilizzo di tali sostanze, rilevabili anche dopo decenni e dopo la chiusura degli stessi sistemi di produzione

Con tale sentenza del 19 novembre 2014 la Corte di Cassazione ha sancito che "in Italia il DISASTRO AMBIENTALE non è reato".

Il direttivo di AIEA VBA           

 

Oggetto: SENTENZA ETERNIT - O DELLE (PRESUNTE) DIFFERENZE TRA DIRITTO E GIUSTIZIA

Da:. Stefano Palmisano; palmi.ius@avvstefanopalmisano.it

Data: Ven, 11/21/2014 06:11 PM
L'ultimo post, in merito al tema in oggetto, sul mio blog sul sito de Il fatto quotidiano.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/21/processo-eternit-lamianto-e-indistruttibile-il-diritto-si-puo-demolire/1225898/

Salute!   S.Palmisano

Da: aiea.mi@tiscali.it

Data: 21-nov-2014 9.27
Oggetto: AIEA: IL G IORNO DOPO LA SENTENZA ETERNIT

Il 19 novembre Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute - onlus e l'Associazione Italiana Esposti Amianto - onlus hanno seguito il processo per Cassazione al seguito delle richieste di riforma della  sentenza della Corte d'Appello di Torino del maggio 2013, formulate dai difensori dell'accusato,  Stephan Schmidheiny (condannato a 18 anni di reclusione) e dei responsabili civili.

Alle ore 21 i responsabili di MD e AIEA hanno ascoltato insieme ai famigliari delle vittime, alle associazioni, ai sindacati, agli esperti, alle molte delegazioni straniere presenti, il dispositivo della sentenza  che ha liberato, non con l'assoluzione, ma con la prescrizione,  gli imputati dalle pene e dai risarcimenti loro comminati.

La reazione, tanto evidente, quanto pronta e spontanea è culminata con un coro dominato dalla parola "vergogna!".

MD e AIEA hanno seguito il convegno internazionale indetto, da BAN Asbestos Italia e dal Coordinamento nazionale Amianto, della mattina del 20, presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati cui hanno partecipato delegazioni straniere comprendenti Ban Asbestos Francia, CAOVA (Svizzera), Ban Asbestos Spagna.

Sono stati citati due libri appena scritti, i cui titoli sono sembrati adeguati a descrivere la sentenza:  il primo dello spagnolo Francisco Baetz Bequet "Un genocidio impune" (un genocidio impunito) e il secondo di Annie Thebeau-Mony (Associazione Henry Peserat - Francia)  con il titolo "La science asservie" (la scienza asservita).

Libri che sono sembrati essere stati scritti nella notte dopo la sentenza e di cui il primo esprime la più immediata conseguenza e il secondo le modalità cui ad essa si è arrivati.

Una enorme divaricazione fra verità storica  e verità giuridica, sintetizzata dal Procuratore Generale Francesco  Iacoviello che ha chiesto alla fine della sua requisitoria "l'annullamento senza rinvio" della sentenza d'Appello,  propendendo  per il diritto (o una concezione burocratica del diritto come ha affermato il sen. Casson) piuttosto che per la giustizia. Una posizione di sconforto che offende le migliaia di vittime ed aumenta la diffidenza nei suoi confronti da parte dei cittadini.

Abbiamo imparato che "il disastro" viene, dalla concezione di cui sopra considerato a sé, senza valutarne le conseguenze e che il principale accusato, una volta uscito dalla direzione dell'impresa,  doveva essere sciolto dalla sua imputazione. In questo modo i processi che  riguardano lavoratori o cittadini, esposti a  sostanze tossiche e cancerogene che producono danni e morte dopo decenni, come nel caso dell'amianto, non potrebbero mai essere celebrati.

E' evidente che deve essere posta la questione della prescrizione per riformarla concretamente, per togliere ogni alibi. Potrebbe essere eliminata, per via legislativa urgente, per i crimini da lavoro e ambientali che producono malattia e morte. Ma, temiamo, in un momento in cui l'impresa assurge a centro del momento storico che si sta vivendo, dove tutto viene ad esserle subordinato, questa posizione non troverà molto spazio. (Si pensi anche a quanto si sta preparando in tema di relazioni e accordi internazionali: TTIP- TISA. Le leggi nazionali e pure la Costituzione dovrebbero essere sottomesse alle necessità di profitto- delle multinazionali e di coloro che, con un nome e cognome, le reggono e ne decidono la politica).

Che fare dunque? Proseguire nella lotta è l'unanime grido dei partecipanti, vittime ed ex esposti, rafforzare i rapporti, costruire piattaforme comuni, dando una forma organizzata a Ban Asbestos Europa, così come espresso nel "Manifesto di Roma" approvato alla fine del incontro alla Camera.

Per quanto concerne lo specifico della sentenza ETERNIT verificare ed agire, dove è possibile, con denunce che partano dai singoli ex esposti, danneggiati moralmente e fisicamente; verificare altresì la possibilità, una volta lette le motivazioni della sentenza, di ricorre alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU).

Roma, lì 20 novembre 2014

Per   AIEA   Armando Vanotto

Per M.D. Fulvio Aurora

 

 

 

 

 

 

Redazione on line
24 novembre 2014 15:31

Scrivi un commento

 
 
 
Code Image