Martedi, 21 gennaio 2020

Un sistema giudiziario avariato

malagiustizia

Il sistema giudiziario nel nostro Paese contiene diversi elementi di marcitudine. Questo è oramai fuori di dubbio. Sarebbe necessario riuscire ad eliminare questi elementi per qualificare una eventuale riforma della giustizia. Compito arduo se non impossibile quando ci si trova al cospetto di situazioni palesemente illegali con il supporto di chi, invece, la legge dovrebbe rispettare e farla rispettare. Per fare un esempio che può apparire banale: per un prete il Vangelo è legge nell'esercizio del suo mandato. Un prete che non rispetta il Vangelo e non si prodiga per farlo osservare non è degno di fare il prete. Parimenti per un giudice la legge va rispettata e si dovrebbe prodigare per farla rispettare. Altrimenti non è degno di esercitare la professione di giudice. Il prete dovrebbe stracciarsi di dosso la tonaca e il giudice, con ignominia, la toga. Con la differenza che il prete irrispettoso provoca danni morali, mentre le decisioni infauste di un giudice provocano danni ben più consistenti sul piano economico, oltre che morale. Capita cioè che un giudice in maniera pervicace, obbedendo magari a chissà quale criterio o pressione esterna, nella vana speranza di ottenere qualche beneficio illecito, assuma delle decisioni del tutto anomale e contrastanti con i dettami della legge. Lo faccia, a volte, in maniera del tutto spregiudicata nella convinzione di far prevalere la sua infima autorevolezza e di intimorire ingenui destinatari della sua decisione. Spesso questo capita quando il giudice si lascia andare a pressioni esterne che ritiene di dover soddisfare o perché costretto da qualche convenienza o perché obbediente a un sistema di tipo massonico che prevede mutuo soccorso tra gli aderenti alla loggia. Non si spiegherebbe altrimenti perché un giudice, pur di fronte all'evidenza della norma, si interdardisca in una penosa interpretazione fuori luogo di una norma, se non addirittura persino ignorandola senza preoccuparsi di conseguenze non certo piacevoli per la sua stessa funzione nell'ambito giudiziario. Esempio pratico: nel sistema giudiziario esiste la prescrizione del reato. Ossia trascorso un certo tempo dal verificarsi del reato, lo stesso non è più giudicabile, con i conseguenti effetti di legge. Se un giudice non rispetta e non fa rispettare questa semplice norma è quindi paragonabile al prete che non osserva e non predica il Vangelo, alias dovrebbe strapparsi di dosso la toga e ritirarsi con ignominia dalla sua delicata funzione. A meno che non preferisca affidarsi al marcio sistema giudiziario e alla schiavitù dello stesso sistema. Anche perché recuperare la situazione da parte del malcapitato che subisce una decisione anomala a tal punto non è certo impresa facile, ma certamente non impossibile. Comporta ulteriore impegno per l'affermazione dell'onestà e della certezza del diritto, oltre che il continuare a lottare contro il marcio che gravita attorno a quel sistema e a chi in questa marcitudine continua a sguazzare.

 

 


12 novembre 2014 15:34

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