Venerdi, 28 febbraio 2020

Politicanti protetti, magistrati onesti da distruggere

Se c’è una categoria che lascia molto a desiderare è quella dei politici

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Ormai è risaputo! Se c'è una categoria che lascia molto a desiderare è quella dei politici. Anche se molti di essi meriterebbero più la definizione di politicanti. Gli esempi della loro disonestà si susseguono ogni momento sulle pagine della cronaca di tutti i giorni. Il più delle volte più alta è la loro carica, più riescono ad abusare sul piano del profitto personale, a danno della società. Riescono cioè a ottenere frutti così cospicui che nei rari momenti in cui vengono rivelati appaiono alla stregua delle grandi truffe perpetrate da delinquenti abituali. Come quelle, per intenderci, che riescono a fare i più spregiudicati mafiosi. Si parla sempre di svariati milioni di euro, magari depositati all'estero o investiti in operazioni immobiliari di grande pregio. Alla faccia dei cittadini onesti che hanno riposto in loro fiducia nel segreto dell'urna. Spudorati fino all'eccesso nelle loro azioni, spesso coinvolti in faccende impregnate di malcelata corruzione. L'aspetto più deprimente è però quello che per giungere a incolparli occorre essere autorizzati a farlo. Altrimenti possono continuare imperterriti nella loro deleteria azione. A tenere le mani legate nell'inquisire una giusta causa sono non solo i cittadini onesti e truffati, bensì anche la stessa magistratura. Una legge che appare del tutto assurda quella che permette di indagare liberamente un comune cittadino, magari anche per casi del tutto innocui o senza alcun nocumento per la società e che, invece, impone la richiesta di una assurda autorizzazione per poter usare lo stesso metodo nei riguardi di politici per lo più palesemente corrotti. Ancora una volta sorge il dubbio se veramente quello che è scritto nelle aule dei tribunali, ossia che la legge è uguale per tutti, abbia ancora un senso. Una frase che andrebbe cancellata e convincersi che la legge è applicata a seconda della convenienza. Il comportamento di alcuni giudici e la stessa astrusa applicazione della legge ci porta in tanti casi alla stessa riflessione e ci induce a pensarla proprio così! Nelle aule dei tribunali è facile assistere a compromettenti situazioni che non garantiscono equità nell'applicazione della legge. Specialmente quando a giudizio capita qualche politico o politicante che dir si voglia. Fare delle indagini su costoro diventa difficile per la sorta di tutela che la legge affida loro, ritenuti cittadini di diversa natura, quasi intoccabili. Capita così che se persino un magistrato indaga e scopre nefandezze di ogni tipo, deve chiedere l'autorizzazione per fare luce su certi evidenti motivi di vergogna commessi da questa casta privilegiata. La questione più importante diventa non le nefandezze commesse da costoro, bensì la "protezione" che la legge deve garantire ai politici corrotti, autori di evidenti atti di diffusa illegalità. Ancor più si evidenzia questa discrasia allorquando addirittura il magistrato viene colpito duramente per questa mancata richiesta, indipendentemente dalla sua conoscenza di ritrovarsi a esperire indagini su detti politici politicanti. La logica farebbe pensare che in caso di gravi situazioni o di nefandezze commesse da costoro, sorgerebbe ancor più la necessità di ricercare chi si rende autore di tali misfatti, in virtù proprio del loro ruolo istituzionale e delle evidenti responsabilità che ricoprono rispetto alla società. E, invece, no! Corruzione, profitto indebito, danni all'ambiente, malasanità, peculato e quant'altro dovesse riguardare  le azioni di costoro è soggetto a "protezione" da una legge alquanto discutibile. Certamente in seno alla magistratura non esiste gente infallibile. La corruzione o le strane interpretazioni della legge non mancano nemmeno in tale categoria. Nello svolgimento dei processi si fanno i conti con un sistema giudiziario dove non è difficile scontrarsi con una pletora di personaggi coinvolti in un sistema marcio. Organi giudicanti di dubbia onestà e avvocati propensi ad essere succubi nell'ingraziarsi questi giudici; avvocati di altrettanto dubbia onestà che millantano autorevolezza e fagocitano organi giudicanti con false promesse di carriera, con il supporto di organizzazioni di categoria o con l'appartenenza, anche momentanea, a quel triste mondo della politica dei politicanti. Cane non morde cane è la teoria più ricorrente! Difficile che un magistrato "morda" un suo collega, improbabile che un avvocato "morda" un magistrato se corre il rischio di inimicarsene e possa creare pregiudizi per la sua carriera; ricorrente in certi tribunali la figura di qualche avvocato che fruendo di agganci politici, specialmente di cattivo gusto o di dubbia fama, pur nella sua incapacità professionale e soprattutto ricorrendo ad azioni del tutto immorali e illegali, riesce a condizionare un sistema giudiziario che già di per sé lascia grandi perplessità nel suo itinere. Sono i casi più ricorrenti nell'ambito giudiziario. Se però un magistrato tenta di condurre la sua funzione uscendo da questi canoni non ha scampo. Deve essere fermato, le sue indagini devono essere in qualche modo deviate, disperdendole in tanti rivoli in modo che l'impianto accusatorio si possa dileguare e perdere ogni consistenza sul piano penale. Entra, insomma, in gioco la famigerata "protezione" a comando, per tutelare tutto il marcio possibile che viene commesso da spregiudicati politici e politicanti. La nemmeno tanto presunta trattativa-mafia ne è l'esempio più lampante. All'epoca diede adito a sacrifici umani di onesti magistrati. Ai giorni nostri si preferisce denigrare o distruggere sul piano personale chi vuole scoprire altarini compromettenti. Al resto ci pensa il "sistema"!

 

 


12 ottobre 2014 13:18

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